Qui, sui pendii delle colline, dinanzi al crepuscolo e alla legge del tempo Vicino ai giardini dalle ombre spezzate, Facciamo come fanno i prigionieri, Facciamo come fanno i disoccupati: Coltiviamo la speranza. Un paese che si prepara all’alba. Diventiamo meno intelligenti Perché spiamo l’ora della vittoria: Non c’è notte nella nostra notte illuminata Da una pioggia di bombe. I nostri nemici vegliano, I nostri nemici accendono per noi la luce Nell’oscurità dei sotterranei. Qui, nessun “io”. Qui, Adamo si ricorda che la sua argilla È fatto di polvere. In punto di morte, dice: Non posso più smarrire il sentiero: Libero sono a un passo dalla mia libertà. Il mio futuro è nella mia mano. Ben presto penetrerò nella mia vita, Nascerò libero, senza madre né padre, E mi sceglierò un nome di lettere d’azzurro… Qui, fra spirali di fumo, sui gradini di casa, Non c’è tempo per il tempo. Come chi s’innalza verso Dio, Dimentichiamo il dolore. Nulla qui riecheggia Omero. I miti bussano alla nostra porta, se vogliono. Nulla riecheggia Omero. Qui, un generale Scava alla ricerca di uno stato addormentato Sotto le rovine di una Troia che verrà. Voi, ritti in piedi sulla soglia, entrate, Bevete con noi il caffè arabo. Sentirete che siete uomini come noi. Voi, ritti in piedi sulla soglia delle case, Uscite dalla nostra alba. Ci sentiremo sicuri di essere Uomini come voi! Quando gli aerei scompaiono, spiccano il volo le colombe Bianchissime, lavano la gota del cielo Con ali libere, riprendono il bagliore e il possesso Dell’etere e del gioco. In alto, ancora più in alto volano via Le colombe bianchissime. Ah, se il cielo Fosse vero… (mi ha detto un uomo correndo fra due bombe). I cipressi, dietro i soldati, minareti che s’innalzano Per non far crollare il cielo. Dietro la siepe di ferro Pisciano i soldati – al riparo di un tank – E la giornata autunnale conclude la sua traiettoria dorata In una strada vasta come una chiesa dopo la messa domenicale… (A un assassino) Se avessi contemplato il volto della vittima E riflettuto, ti saresti ricordato di tua madre nella camera A gas, avresti buttato via le ragioni del fucile E avresti cambiato idea: non è così che si ritrova un’identità. L’assedio è attesa, Attesa su una scala inclinata Dove più infuria l’uragano. Soli, siamo soli a bere l’amaro calice, Se non fosse per le visite dell’arcobaleno. Abbiamo dei fratelli dietro quella spianata, Fratelli buoni, che ci amano. Ci guardano e piangono. Poi si dicono in segreto: “Ah! Se quest’assedio venisse dichiarato…” Lasciano la frase incompiuta: “Non lasciateci soli, non abbandonateci”. Le nostre perdite: da due a otto martiri, giorno dopo giorno. E dieci feriti. E venti case. E cinquanta ulivi… Aggiungeteci la perdita intrinseca Che sarà il poema, l’opera teatrale, la tela incompiuta. Una donna ha detto alla nube: copri il mio amato Perché ho le vesti grondanti del suo sangue. Se non sei pioggia, amor mio Sii albero Colmo di fertilità, sii albero Se non sei albero, amor mio Sii pietra Satura d’umidità, sii pietra Se non sei pietra, amor mio Sii luna Nel sogno dell’amata, sii luna (Così una donna che dava sepoltura al figlio) O ronde della notte! Non siete stanche Di spiare la luce nel nostro sale E l’incandescenza della rosa nella nostra ferita, Non siete stanche, ronde della notte? Un lembo di questo infinito assoluto azzurro Basterebbe Ad alleviare il fardello di questo tempo E a spazzare via la melma di questo luogo. Che l’anima scenda dalla sua cavalcatura E cammini con passi di seta Al mio fianco, mano nella mano, come due amici Di vecchia data che condividono il pane secco E un bicchiere di vino della vecchia vigna, Per poter attraversare insieme questa strada. Poi i nostri giorni seguiranno sentieri diversi: Io al di là della natura, e lei, Lei preferirà inerpicarsi su un’altra vetta. Siamo lontani dal nostro destino come gli uccelli Che fanno il nido negli anfratti delle statue, O nella cappa del camino, o nelle tende Dove riposava il principe andando a caccia. Sulle mie macerie spunta verde l’ombra, E il lupo sonnecchia sulla pelle della mia capra. Sogna come me, come l’angelo, Che la vita sia qui… non laggiù. Quando si è assediati, il tempo diventa spazio Pietrificato nella sua eternità Quando si è assediati, lo spazio diventa tempo Che ha fallito il suo ieri e il suo domani. Questo martire mi assedia ogni volta che vedo spuntare un nuovo giorno E mi chiede: Dov’eri? Annota sui dizionari Tutte le parole che mi hai offerto E libera i dormienti dal ronzio dell’eco. Il martire mi spiega: Non ho cercato al di là della spianata Le vergini dell’immortalità, perché amo la vita Sulla terra, fra i pini e gli alberi di fico, Ma era inaccessibile, così ho preso la mira Con l’ultima cosa che mi appartiene: il sangue Nel corpo dell’azzurro. Il martire mi avverte: Non credere alle loro storie Credi a me, padre, quando osservi la mia foto e chiedi piangendo: Come hai potuto scambiare le nostre vite, figlio mio, Perché mi hai preceduto? C’ero io, c’ero prima io! Il martire non mi da tregua: mi sono solo spostato Con i miei mobili consunti. Ho posato una gazzella sul mio letto, E una falce di luna sul mio dito, Per alleviare la mia pena. L’assedio continuerà, per convincerci a scegliere Una schiavitù che non fa male, In piena libertà! Resistere significa: accertarsi della forza Del cuore e dei testicoli, e del tuo male tenace: Il male della speranza. In quel che resta dell’alba, cammino verso il mio involucro esterno In quel che resta della notte, ascolto il rumore dei passi rimbombare al mio interno Saluto chi come me insegue L’ebbrezza della luce, lo splendore della farfalla, Nell’oscurità di questo tunnel. Saluto chi beve con me dal mio bicchiere Nelle tenebre di una notte che entrambi ci avvolge: Saluto il mio spettro. Per me i miei amici preparano sempre una festa Da Dio, una sepoltura serena all’ombra delle querce Un epitaffio inciso nel marmo del tempo E sempre ai funerali li precedo correndo: Chi è morto… chi? La scrittura, un cucciolo che morde il nulla La scrittura ferisce senza lasciar tracce di sangue. Le nostre tazze di caffè. Gli uccelli, gli alberi verdi Nell’ombra azzurrina, il sole che scivola di muro In muro con balzi di gazzella L’acqua delle nubi dalla forma illimitata – tutto quel che ci resta. Il cielo. E altre cose dai ricordi sospesi Rivelano che questo mattino è potente splendore, E che noi siamo i convitati dell’eternità.
Em São Paulo, Berlusconi brinca que quis fazer sexo com camareira
O premiê italiano, Silvio Berlusconi, teve um fim de noite agitado em São Paulo após uma recepção com empresários italianos, conta o jornal "La Repubblica".
Berlusconi teria sido alvo de uma "emboscada", segundo o jornal italiano. De um lado, uma falsa jornalista tentando chamá-lo com um alto-falante. Do outro, uma moça seminua (barrada pela equipe de segurança do premiê) tentando chamar sua atenção. Não funcionou. O premiê entrou em seu carro oficial e foi embora são e salvo, seguido por sua escolta policial.
Ettore Ferrari/Efe - 05.mar.10
O premiê italiano, Silvio Berlusconi, disse que está perdendo a memória com a idade
Durante um coquetel com representantes de empresas italianas no Brasil, Berlusconi fez uma brincadeira com sua memória: "Com uma certa idade, começo a esquecer as coisas". Para ilustrar, ele contou seu "causo": "Esta manhã, por exemplo, eu queria fazer sexo com a camareira do hotel e ela me respondeu: 'Mas, presidente, nós já fizemos uma hora atrás!'."
O show de bom humor do magnata italiano não parou por aí, segundo o "La Repubblica". Separado da ex-mulher Veronica Lario, Berlusconi disse agora há uma "fila de meninas" querendo casar-se com ele.
"E acredite: são simpáticas, são ricas, algumas são mais velhas. Todas têm a esperança de eu morrer logo e, então, herdarem tudo! Mas estou trabalhando com Don Verzé para prolongar a vida até os 120 anos. Para isso, financiei um centro de pesquisas do coração na Amazônia, e estou indo para lá inaugurá-lo em breve."
Lula
O presidente Luiz Inácio Lula da Silva se reuniu com Berlusconi à margem do seminário "Brasil-Itália: Novas Parcerias Estratégicas", que ocorreu hoje na sede da Fiesp (Federação das Indústrias do Estado de São Paulo).
No centro do colóquio estiveram as questões bilaterais, sobretudo em matéria de investimentos econômicos -- ema principal da visita do premiê ao país, junto a uma delegação de 60 empresários.
Outro assunto discutido foram os resultados da cúpula do G20 (grupo dos países mais ricos do mundo e dos principais emergentes), realizada no fim de semana no Canadá. Em relação a isso, Berlusconi assinalou que a ausência de Lula na reunião foi muito sentida.
Cresce il numero degli immigrati che si sottopongo a interventi di chirurgia estetica Pratiche che però, come l'uso di creme agli idrochinoni, possono essere pericolose Naso rifatto e sbiancamento della pelle La scorciatoia per l'integrazione
di MICHELE BOCCI E VLADIMIRO POLCHI
ROMA - Delia si è fatta diminuire la larghezza delle narici e ridurre lo spessore della punta. Per operarsi al naso, ha dovuto indebitarsi con una finanziaria. Delia è dominicana, fa le pulizie e vive a Bergamo. L'intervento di rinoplastica le è servito per "sembrare bella come un'italiana".
La via più facile all'integrazione? Semplice: rifarsi il naso. Anche in Italia, come già avviene negli Usa, crescono le richieste degli immigrati che vogliono adeguarsi ai canoni estetici occidentali: lo chiamano "naso etnico". La rinoplastica è infatti l'intervento più richiesto dalle comunità straniere, perché ridurrebbe gli elementi somatici considerati difformi dalle società "ospitanti". Non solo. Altre strade vengono percorse per assomigliare agli europei: sugli scaffali di molti negozi etnici delle maggiori città italiane si trovano, in mezzo ai cosmetici, pomate sbiancanti. Si tratta spesso di prodotti pericolosi e vietati.
"Nel 2008, negli Stati Uniti si è registrato un calo generale del 9% degli interventi di chirurgia estetica, ma le operazioni sono cresciute del 12% tra le minoranze etniche (asiatici, afroamericani, ispanici) - spiega Enrico Robotti, direttore dell'unità operativa di chirurgia plastica degli Ospedali Riuniti di Bergamo - per l'Italia non ci sono ancora statistiche ufficiali, ma la tendenza è confermata, così come è emerso anche dal Second Bergamo Biennial Open Rhinoplasty Course". Insomma il "fenomeno della chirurgia tra gli immigrati è in costante crescita, nonostante sia a pagamento, visto che questi interventi non sono certo coperti dal Servizio sanitario nazionale". Robotti ricorda il caso di Delia e non solo: "Un ragazzo ecuadoregno mi ha detto di non voler più assomigliare a un "maya" e per questo mi ha chiesto una punta del naso più europea, insieme a una gobba meno accentuata".
"Questa tendenza è emblematica del desiderio di uscire dai confini della minoranza d'appartenenza - sostiene Aly Baba Faye, sociologo d'origine senegalese - in tal modo, infatti, i gruppi subalterni cercano di corrispondere ai canoni di bellezza dei gruppi dominanti, operando purtroppo un taglio netto nei confronti dell'identità originaria. Negli Usa, la tendenza si è consolidata fino al punto di chiedere il cambio anagrafico del nome "etnico"".
Cercare la somiglianza con i gruppi dominanti può essere anche pericoloso. Sugli scaffali di molti "Africa market" delle nostre città non è difficile trovare creme a base di idrochinoni. "Servono a sbiancare la pelle, ma sono pericolosissime - avverte il presidente della Società italiana di dermatologia, Torello Lotti - e infatti l'Emea, l'autorità europea per i farmaci, ha bandito tutti i prodotti che hanno almeno il 2% di concentrazione di idrochinone. Chi se li spalma rischia gravi danni, anche tumori". Talvolta questi prodotti vengono usati anche dagli italiani che voglio cancellare macchie della pelle, ma finiscono soprattutto addosso a persone di colore. "Curiamo molti immigrati che hanno tentato di schiarirsi - conferma Lotti - con l'uso di idrochinone gli viene fuori una pelle che definiamo "confetti-like": certe aree sono depigmentate e altre iperpigmentate". Di recente i Nas hanno proceduto a sequestri di prodotti a base di idrochinone a Roma, Torino, Firenze e Parma.
Un altro pericolo, questa volta legato alla chirurgia, arriva dalle strutture clandestine. "Ovviamente è impossibile sapere con precisione quanti posti di quel tipo ci sono nel nostro Paese - spiega Francesco D'Andrea, segretario nazionale della Società di chirurgia plastica - fanno spendere meno ma espongono a grandi rischi". Secondo il medico in Italia non siamo ancora ai livelli degli Usa in fatto di interventi su minoranze etniche. "Credo che un fenomeno così accentuato lo vedremo tra qualche anno, con le seconde e terze generazioni di immigrati. Oggi mi sembra ci siano molti immigrati che tornano nei loro Paesi di origine, dove fanno interventi di chirurgia plastica "low cost" per poi rientrare in Italia".